Mauritania e la città dipinta: Oualata – 2008

La strada per la città dei merletti, patrimonio mondiale dell’umanità UNESCO dal 1996, ci porta ad attraversare tutto il paese da ovest a est. Come l’anno passato in questo periodo il deserto è verde e fiorito per l’acqua che lo ha vivificato in queste settimane, della quale sperimentiamo la forza e la violenza insieme ai turbini del vento potente.

L’aria si rinforza, Zeffiro soffia a pieni polmoni, la pioggia cade e in un attimo tutto diventa buio. Ogni tanto squarci d’oro della sabbia alzata che colpisce e squarci d’azzurro tra le nuvole. Ma sono attimi. Così come in un attimo i wadi si riempiono sempre di più e ogni guado successivo è sempre più difficile del precedente. Non necessariamente per la profondità dell’acqua, quanto per la sua velocità, un rischio molto più elevato quando l’attraversamento è di molte decine di metri su una pista d’asfalto sommerso che sborda nell’acqua tumultuosa oltre il ciglio della strada.

Due piste corrono da Nema alla cittadina: la prima bassa è a rischio allagamento durante il periodo delle piogge, l’altra più alta corre sul plateau. Noi abbiamo percorso questa seconda traccia.

Come sempre, finora, con calma se ne esce, si raggiunge Nema e poi Oualata: cento chilometri di pista, quella alta sul plateau perché la bassa è allagata, non distante dal Mali, a una settimana di cammello da Timbuctu, prima del quale era l’ultimo punto di sosta.

Walata (o Oualata)  Città presso l’omonima oasi nel S-E dell’od. Mauritania. Fu un importante terminal delle vie carovaniere transahariane tra 13° e 14° secolo. Vi trovarono rifugio i mercanti musulmani che fuggirono dal Ghana a seguito dell’occupazione Sumanguru. Durante il regno del mansaMusa del Mali (inizio 14° sec.) W. divenne un importante emporio e centro islamico, dove furono scritte le omonime tarikh.

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Le origini di Oualata risalgono al 1224 e la sua fama si deve alle case di fango rosso istoriate attorno a finestre e portoni con bianchi merletti dipinti: una eredità spagnola che da centinaia d’anni si tramanda. Oualata è un gioiello di tranquillità, dove ancora non ci è toccato di incontrare altri se non gli abitanti, nelle cui case si è ospiti per un te, ci si racconta del mondo e, alla sera, si vede il sole tramontare nel corridoio di un vicolo stretto tra sabbia che spinge e mura che crollano.

E poi c’è la biblioteca che ha salvato, ma fatica a continuare a farlo, centinaia di manoscritti del deserto e copertine di quei volumi, antiche e di pelle. Per molti la città resta in fondo a un vicolo cieco, perché da qui tenderanno a rientrare verso la medesima strada o a scendere verso il Mali.

Per pochi altri può collocarsi lungo un anello che da qui dirige a nord e poi a ovest, per una delle piste più dure della Mauritania: quest’anno non siamo tra questi a causa del tempo ma anche perché… un sms sul telefono satellitare informa “colpo di stato in Mauritania, sala crisi attivata”.

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A Oualata la notte è calma. Le connessioni col mondo esterno vanno a sprazzi perché l’energia che alimenta la radio e le antenne gsm è prodotta da un generatore che ha poco gasolio. Ma quando chiedo conferma sul colpo di stato, già ne è giunta voce: “tranquilli, è normale, capita di tanto in tanto” e capisco che ci viene detto non per tranquillizzarci ma per esperienza del passato. 

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