Alla ricerca degli R’baja -avvicinamento – 2004

Il 10 aprile 2004 ci imbarchiamo a Genova per la Tunisia in 10 persone divise su 4 equipaggi, con l’obiettivo di incontrare la popolazione nomade degli R’baja che vive tra Tunisia, Algeria e Libia e girare un documentario sulla loro vita. Il loro status, riconosciuto dai tre Paesi, ha permesso a queste genti di muoversi liberamente tra i confini della grande area desertica che “abitano”.

http://www.sahara.it/resoconti-di-viaggio/tunisia-grande-erg-orientale/

A Douz si aggiunge un quinto equipaggio e iniziamo a percorrere insieme i circa 1.500 km programmati di deserto, di cui la maggior parte in fuori pista. Il deserto ci accoglie: con le sue bellezze e le sue difficoltà, i suoi abitanti e i suoi ospiti. Tutti lasciano le loro orme sulla sabbia.

Il resoconto del viaggio è stato ripreso dalla pubblicazione di Stefano Laberio su Sahara

Il progetto che ci proponiamo è di creare, in collaborazione con la Società di Produzioni Televisive Quasar e il contributo di esperti di archeologia, geologia, elettronica e antropologia, un archivio di documenti audiovisivi di rilevanza scientifica e di elevato livello cinematografico sulla geografia, la storia, la natura e gli uomini del Sahara. Il progetto ha preso l’avvio con la realizzazione di questa spedizione nel deserto tunisino.

10 aprile, imbarco a Genova/11 aprile 2004 (Pasqua) arrivo a Tunisi verso le 16,00, dopo circa un’ora dedicata alle pratiche doganali si parte per Kairouan (al-Qayrawan ). Lungo la strada sosta per la prima cena tunisina a base di agnello: 14 dinari per tre pezzetti di agnello bruciato senza bevande, che ladri!. Unica consolazione il primo mitico “Prosecco Time” del viaggio. A notte, sono le 22 circa, dopo poco più di 200 km arrivo al bellissimo Hotel Kasbah ex fortino, prima di andare a dormire caffè e the nel suggestivo bar dell’albergo ricavato nelle ex stalle. La temperatura è di 15/16 gradi.

12 aprile, visita alla Medina di Kairouan dove troviamo solo negozietti per turisti e venditori aggressivi, passiamo al palazzo del Governatore ora adibito ad esposizione e vendita di tappeti! Michele inizia le riprese dei diversi locali caratterizzati da decorazioni tipiche in legno e maioliche che testimoniano l’antica importanza e ricchezza del governatore. Visita alla Moschea Grande con capitelli di origine Greca, Romana e Bizantina riutilizzati nella costruzione, ma divieto di ripresa.

Partenza in tarda mattinata per Douz dove arriviamo in serata, ma prima ci fermiamo alla pista di volo dove incontriamo un singolare italiano, non più giovane, che possiede un deltaplano a motore. Giorgio si fa forza e sale sul velivolo per riprendere l’oasi di Douz, ma la foschia non permette le riprese e si accorda per un nuovo tentativo domani mattina. Nella piazza centrale di Douz, luogo di ritrovo di tutti i viaggiatori prima del deserto, andiamo al negozio di Hedi che ci farà da guida alla ricerca degli R’baja, qui conosciamo Gianfranco, grande viaggiatore e conoscitore del deserto sahariano che accetta l’invito di venire con noi. In piazza troviamo Cinzia, motociclista solitaria alla guida di una Moto Guzzi Falcone del 1957 (uguale a quella usata da Sordi nel film “Un americano a Roma” nel ’54) in tuta di pelle nera e priva di qualsiasi bagaglio, orologio, tachimetro, cartina stradale, unico ricambio un casco integrale da utilizzare in Italia al posto dell’inconsistente casco stile anni 50.

13 aprile, la giornata inizia al campo di volo con le riprese finite le quali, verso mezzogiorno, si parte. Raggiunta la sabbia si portano le gomme a 1,5 bar per “galleggiare” più facilmente. Durante il percorso esploriamo alcuni paleosuoli alla ricerca di reperti in selce lavorata e Hedi, seguendone le tracce, dissabbia uno scinco” o pesce della sabbia, una piccola lucertola ricoperta da una pelle lucida grazie alla quale riesce a muoversi a pelo di sabbia come un pesce nell’acqua.

14 aprile, si lascia il campo per raggiungere la montagna del Tembaine, massiccio roccioso formatosi circa 100 milioni di anni fa, dove finalmente troviamo i primi segni dell’esistenza degli R’baja: un cespuglio che custodisce, nell’intreccio dei rametti, le bianche e tessute promesse di fidanzamento dei nomadi; i segni di una sepoltura e i cammelli, la grande ricchezza di questa genti, con la E rovesciata che contraddistingue il bestiame R’baja.

Campo al tramonto dopo 70 km, Prosecco time e cena sotto il vento.

15 aprile, dopo una terribile nottata sotto una tempesta di sabbia e pioggia, si riparte alla ricerca della popolazione nomade. La temperatura è quasi invernale e il vento soffia con insistenza. Dopo l’erg raggiungiamo la pianura. Incontriamo i pozzi ricchi di acqua usati dalle popolazioni nomadi e sciami di locuste gialle che si schiantano sui nostri parabrezza e divorano tutto al loro passaggio.

16 aprile, questa notte è stata la peggiore del viaggio, raffiche di vento fortissime e continue che non ci hanno permesso di dormire: siamo rimasti “aggrappati” ai paletti delle tende per evitare che il vento ce le portasse via.

Finalmente, in mezzo al nulla, troviamo un pastore R’baja che ci porta presso il suo accampamento, distante almeno 15 chilometri dal punto di contatto. Ci siamo chiesti cosa cercava solo e così lontano.

Gli R’baja vivono in nuclei familiari separati, dotati del minimo indispensabile: sale e zucchero, un telo tessuto con pelo di cammello per tenda, qualche fedele sloughi o levriero arabo. Il campo è organizzato su più tende dove la famiglia, donne bambini e vecchi, vive e lavora; alle donne compete l’importante attività di realizzare i tessuti su primitivi e “insabbiati” telai. Con il medesimo tessuto si realizzano i sacchi che contengono il tesoro della famiglia, poi caricati sulle selle da cammello durante gli spostamenti.

Lo sloughi: l’antico levriero arabo è una razza presente da millenni in Nord Africa, originaria dell’Oriente, probabilmente dello Yemen, e considerato dagli arabi un animale nobile. Una leggenda araba dice che quando uno sloughi vede una gazzella che sta per masticare un filo d’erba la raggiunge prima che essa abbia finito di masticarlo. Ma le gazzelle cacciate dal levriero sono ormai un ricordo del passato.

Gli uomini seguono invece le mandrie di cammelli alla ricerca di acqua e “pascoli”. Si crede siano originari dello Yemen da cui si sono spostati a seguito di continui attacchi fino a raggiungere l’attuale locazione, oggi si contano circa 3000 persone disperse fra Tunisia, Algeria e Libia.

Abbiamo ricambiato la loro ospitalità con alcuni generi di sussistenza come sale, zucchero, the, vestiario e scarpe. Un anziano ci ha chiesto discretamente del collirio per alleviare l’irritazione degli occhi dovuta al vento della notte precedente e non siamo stati in grado di aiutare un giovane R’baja con ascesso dentario.

E ancora una volta ci lasciamo tutto dietro alle spalle… perché ricavalchiamo le dune verso Tunisi.

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