Alla ricerca degli R’baja – rientro – 2004

Come per la prima parte, il resoconto del viaggio è stato ripreso dalla pubblicazione di Stefano Laberio su Sahara

17 aprile, continua il viaggio, dopo aver lasciato i nostri nuovi amici R’baja, ci “tuffiamo” nel Grand Erg.

Stiamo provando le nostre attrezzature, abbiamo chiamato casa tramite la rete Iridium, verificato che la nostra posizione sia visibile in tempo reale sul sito grazie al collegamento Touratech. Tutto procede bene, i nostri “cineasti” hanno già collezionato oltre dieci ore di riprese, tra primi piani delle dune, di pozzi, di gubbe (ricovero e mausoleo di santi e marabutti) e bellissimi scorci di deserto.

Abbiamo saputo che anche Douz è stata letteralmente presa d’assedio da uno sciame di cavallette che, come nuvole minacciose sospese tra la terra ed il cielo, hanno portato ad oscurare in pieno giorno, con lunghe e tenebrose ombre, le bianche case dell’oasi del Nefzawa, sono le stesse che abbiamo trovato sulla nostra strada.

Incontriamo il primo check point sulla pista che si sviluppa verso sud, direzione El Borna, lungo la pipeline. Si rientra nell’erg per raggiungere un bellissimo laghetto con tracce di vegetazione che si è formato dopo una perforazione petrolifera effettuata nel 1984, in mezzo a una corona di dune, ma la cosa più piacevole è che l’acqua che sgorga ad alta pressione da una valvola di testa pozzo ha una piacevole temperatura di 38/40 gradi. La perforazione è stata abbandonata, perché è stata trovato solo acqua, ma dopo più di 20 anni l’ambiente circostante si è modificato e l’oasi esisterà fino a quando la sorgente d’acqua fossile zampillerà.

17 aprile, El Borma, circondata da un palmeto rigoglioso, è una postazione petrolifera dove è possibile trovare rifornimento, meccanici, gommista e generi alimentari. Anche qui controllo dei documenti. In pista per raggiungere un altro laghetto, sempre nato da una ricerca petrolifera, dove allestire il campo. Anche se l’ambiente non è piacevole come il precedente (troppi scarti della ricerca petrolifera presenti) una bellissima vasca raccoglie acqua a oltre 40 gradi permettendoci la delizia di un bagno.

18 aprile, il tempo nuvolo minacca pioggia. Durante una sosta lungo il percorso che si snoda nell’erg, abbiamo incontrato una vipera cornuta, lunga circa mezzo metro: bellissima, color sabbia, elegante nei suoi movimenti, minacciosa verso di noi che invadiamo il suo territorio.

Riprendiamo il viaggio verso El Khadra, dopo una decina di chilometri fermiamo i mezzi e ci buttiamo a terra a caccia di un varano di circa mezzo metro che corre lungo la pista. Marco con abilità da cacciatore esperto riesce a catturarlo; dopo le foto e le riprese di rito lo lasciamo libero di continuare la sua corsa in mezzo al nulla.

Hedi ci conduce con perizia verso sud est tra cordoni di dune e “gassi” ricchi di resti neolitici e fossili di coralli. Allestiamo il campo a una decina di chilometri da El Khadra sotto un vento costante.

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19 aprile, ci svegliamo sotto le nuvole e, appena pronti per partire, comincia a piovere. Che strano deserto è questo! Finalmente raggiungiamo la postazione di Bordj El Khadra (Fort Saint) il punto più a sud della Tunisia, dove si incrociano i tre confini di Tunisia, Libia e Algeria. Annesso al presidio militare e alla stazione di estrazione gas c’è un piccolo villaggio con una scuola che ospita una decina di bambini.

Prendiamo la pista lungo un’altra pipeline. Facciamo campo dopo circa 450 km, nel granaio fortificato di Ksar Ouled Soltane, originario del XV secolo, dove sono state girate alcune scene del film “Le 4 porte nel deserto Canti d’amore tuareg dello Hoggar ” del 2004, ispirato alla vita del missionario benedettino Charles de Foucauld, ucciso nel 1916 a Tamanrasset.

20 aprile, anche questa notte vento, ma la mattina il cielo è azzurro. Approfittiamo della mattina per visitare alcuni antichi granai e il piccolo museo di Tatauoine che raccoglie resti di dinosauri trovati nell’area, vecchi di 190 milioni di anni. Hedi ci conduce presso i resti di una foresta pietrificata, utilizzati come materiale di costruzione nel vicino ksar. Accogliamo fino a Douz due “autostoppisti” Katia, svedese, e Dirk, olandese, da queste parti è difficile trovare un passaggio, sono stati fortunati.

Nel tragitto da Douz a Tunisi andiamo alla ricerca del punto in cui è caduto un aero americano durante la seconda guerra. Il nipote del pilota caduto ci ha indicato Bir Mirra come punto di impatto ed il “caffè Due Colonne” di Pont Farah come riferimento, ma il caffè non esiste più e gli abitanti del posto non ricordano l’episodio, peccato, ce ne andiamo senza nulla di fatto. La strada per Tunisi attraversa campi verdissimi e in lontananza si vedono le montagne, ci ricorda un paesaggio alpino, ma… in Tunisia.

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21 aprile, a Douz il gruppo si scioglie, Hedi rientra al suo negozio mentre Gianfranco parte subito per Tunisi. Noi ci prendiamo mezza giornata per riorganizzare le macchine e riposarci. Riprendiamo il viaggio verso Tunisi nel pomeriggio.

22 aprile, Tunisi, eccoci turisti alla Medina con una guida d’eccezione: Gianfranco che ci conduce lungo percorsi poco battuti. Pranziamo in una bettola dove si mangia benissimo e dove vanno i locali a gustare i loro piatti tipici. Dopo un forte temporale serale la temperatura si abbassa a 17 gradi.

23 aprile, alle 8,30 ci avviamo al controllo doganale per poi imbarcati sulla Victory (venduta ai messicani nel 2007). Pioggia a catinelle e temperatura invernale, arriva il momento degli addii dove si inizia a programmare un nuovo viaggio.

Alla fine abbiamo percorsi 2.406 Km fra piste e strade sterrate.

  • Defender 110: Stefano Laberio, Serena Cernuschi – team leader.
  • Defender 90: Marco Lombardi, Irene Casarico.
  • Toyota 95: Mauro Debiasi, Roberto Cristoforetti, Michele Codarin e Giorgio Milocco operatori e giornalisti.
  • Defender 110: Luca Quareni, Marco Burgo, Edoardo Rodriquez.
  • Toyota 100: Gianfranco Basso, di Tunisi, unitosi al gruppo dopo un incontro casuale a Douz, Hedi Bel Haj Brahim, la nostra guida.

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