Difficilmente oggi si va ad Algeri per turismo: i sahariani evitano svicolando a sud e comunque chi può… evita.. Algeri (Madinat al-Giazir) è una bellissima città, e ancora di più lo era, che deve il proprio nome arabo "le isole" a causa di un gruppo di piccoli isolotti antistanti la costa della città e attualmente non più visibili in quanto assorbiti dalle barriere di protezione e dalle dighe foranee del porto. La sua storia è antica, mille anni prima di Cristo i fenici abitavano da quelle parti, poi Roma, gli arabi e gli spagnoli, fino a diventare un grande centro di pirateria mediterranea nel Cinquecento per affrancarsi dall'Impero Ottomano nel XVII secolo. Dal 1830 per 132 anni sarà francese, sede degli alleati in Nord Africa e del governo de Gaulle durante la Seconda Guerra Mondiale, al centro della lotta per la sua indipendenza ottenuta nel 1962.
Oggi Algeri è una grande città nord africana a cui sono tarpate le ali del suo volo verso il progresso grazie ai periodi di instabilità politica interna, alle faide intestine, alla recrudescenza del terrorismo fanatico islamista. E' la capitale di un grandissimo paese che gode delle enormi bellezze del Sahara, di parte delle sue ricchezze e di tutte le sue difficoltà amministrative. Un serie di case bianche coloniali che si affacciano sul mare, alti palazzi che si affardellano sulle colline, vie strette nella città vecchia, salite acciottolate e ancora i posti di blocco. Che dicono ai turisti di girare poco da queste parti anche perché non sempre una fotografia a una palazzo è bene accetta.
D'altra parte è l'Algeria ha una strana storia fin dagli inizi dell'indipendenza: il suo Sahara è stato teatro di numerosi test atomici francesi, 16 in totale, di cui ben dieci dopo il 3 luglio 1962... giorno della indipendenza.
Per chi gira da quelle parti, se proveniente da Nord e sbuca a In Eker dalla consueta pista di Amguid, o chi al contrario, proveniente da Sud sull'asfalto raggiunge la pista di Amguid, incappa necessariamente in un, generalmente amichevole, posto di controllo, alla cui sinistra si nota un rilievo montuoso, ben cintato con cartelli di avviso di "area pericolosa". Forse molti non sanno che in quella area si susseguirono ben 12 dei test nucleari francesi.
Chi dalle parti di Reggane ha l'occasione di incontrare qualche vecchio nomade, ha l'opportunità di sentirsi raccontare la storia di una dozzina di cammelli che, un certo giorno del 1960, tornarono "a casa" neri e infradiciati di sudore. Il giorno dopo erano inspiegabilmente morti. Così come a molte altre capre toccò in sorte nelle settimane a seguire. Oppure, si sente raccontare di una zona di deserto, un po' a Sud, caratterizzata da strane sabbie, che non ritrovano altrove, mutate e spaventevoli. Forse non molti sanno che, da quelle parti, si testarono le prime quattro bombe atomiche francesi.
Durante gli anni Sessanta, d'altra parte, dopo la bomba di Hiroshima, i Paesi industrializzati gareggiano nella cosiddetta "corsa agli armamenti", limitata poi con gli accordi bilaterali USA e URSS, denominati Salt I e Salt Il, iniziati nel 1969 e, soprattutto, con l'intesa tra Reagan e Gorbacev del 1987.
Il deserto algerino, tuttavia, resta testimonianza evidente di quei giorni terrificanti di cui è tenuto record dall'Oklahoma Geological Survey Observatory. I dati riportati nella tabella nel Taccuino qui sotto, informano sulla data, il tipo e la potenza degli ordigni, la posizione dell'esplosione (sento di lontano già i vostri GPS ... ). In sintesi aggiungo alcune informazioni di corollario. L'esplosione di Reggane del febbraio 1960 è la prima bomba a fissione della Francia ed è tra le più potenti: tra i 60 e i 70 chilotoni, cioè pari a 60 - 70 mila tonnellate di tritolo. La bomba di Hiroshima era stata pari a 15 chilotoni, dunque circa 4 volte meno potente.
Al contrario delle esplosioni di Ecker, tutte in cavità, il deserto di Reggane è stato colpito anche in superficie - da qui i racconti di cui sopra - con grandi problemi di contaminazione.
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