Oman - 2002

È un posto strano, l'Oman, per due “africanisti”. Guardato quasi con sospetto, innanzitutto perché ci andiamo senza Hotel Charlie e poi perché il deserto è sempre stato per noi solo il Sahara. Eppure l'Empty Quarter, il Rub al-Khali , di Wilfred Thesiger (vedi Across the Empty Quarter nella prima edizione del 1932, oppure l'ottima pubblicazione italiana dell'editore Neri Pozza, dal titolo Sabbie Arabe) comincia dall'Oman, passa per lo Yemen ed entra in Arabia Sudita. Insomma… di sabbia ce ne è tanta. Noi arriviamo a Muscat, via Dubai, il 18 aprile 2002 per fermarsi fino al 28 aprile: dieci giorni dedicati sostanzialmente al nord del Paese, alle coste fino a Sur e alle montagne che sono di spalle alla capitale. Negli emirati solo una giornata di stop over... per lo shopping.
L'Oman è un paese ricco: i suoi abitanti siedono sui pozzi di petrolio e non pagano tasse; gli indiani lavorano abbastanza per tutti, negozi; centri commerciali, concessionarie di varie marche automobilistiche, banche, parcheggi, strade e ponti, sopraelevate fanno parte del panorama.

La zona montuosa dell'Akhdar è molto bella e molto arida, con wadi che percorriamo con un potente Toyota LC4500 (noi Land Riveristi abbiamo fatto anche questo!) e piste che si inerpicano alte per i villaggi. E' in questa zona che sono numerose le tracce storico-archeologiche del paese, con molti forti dei secoli XVI e XVII, quasi tutti in fase di restauro, o resti di città ancora più antiche. Ed è anche la zona più abitata del paese, dove si trovano città importanti come Nizwa, Bahla o Rustaq, ormai divenute anche centri turistici di una certa rilevanza.
Il nostro viaggio, del quale non resta quasi documentazione per un inghippo digitale, ci porta a Sur, lungo una splendida costa, bordeggiando l'oceano su una comoda pista sterrata: porto conosciuto soprattutto per la costruzione dei dhow, le tipiche imbarcazioni omanite. Dopo una giornata di mare splendido, ripartenza verso nord per la città di Nizwa: accogliente, turistica, comoda, nei cui dintorni troviamo il wadi Al Mohadin, i forti di Bahla e di Jabrin che meritano una visita insieme alle tombe preistoriche in stile nuragico di Alayn.
Da questa città parte quella che per noi è stata la parte più spettacolare del viaggio: l'attraversamento della catena montuosa dell'Akhdar, per raggiungere paesini sospesi come Bilad Sayat o percorrere il Wadi Sahtan. Le piste seguono il fondo degli wadi oppure si arrampicano intorno a valli dagli incredibili strapiombi: il Toy ci passa appena, se apro la mia portiera mi affaccio su un buco di 200 metri, è il caso di guardare molto bene dove si mettono le ruote. In altri casi le frane hanno interrotto la pista e sono costretto a passare su ghiaioni sciolti e instabili. Con ancora più attenzione. Ma è incredibilmente bello e rischioso. E in fondo c'è ancora Muscat con i suoi oziI arabi.

 

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