Browsing Tibet - 2010 |
Mitica premessa. |
Ottime mappe del Tibet si trovano al Tibet Map Institute insiem a molte informazioni. |
Ancora v'àe un'altra maniera di rilegiosi, che fanno cosí aspra vita com'io vi conterò. Egli mai no mangiano altro che crusca di grano, e fannola istare in molle nell'acqua calda uno poco, e poscia la menano e màngialla. Quasi tutto l'anno digiunano; e molti idoli ànno e molto stanno in orazione, e tale volta adorano lo fuoco. E quelle altre regole dicono di costoro che digiunano che sono paterini. Altra maniera v'à di monaci che pigliano moglie e ànno figliuoli asai; e questi vestono di (altre) vestimenta dagli altri, sicché vi dico insomma grande differenza à da l'una a l'altra e in vita e in vestiri. |
“Ancora de la provincia di Tebet : Tebet è una grandissima provincia, e ànno loro linguaggio; e sono idoli e confinano co li Mangi e co molte altre province. Egli sono molti grandi ladroni. E è sí grande, che v'à bene otto reami grandi, e grandissima quantità di città e di castella. E v'à in molti luoghi fiumi e laghi e montagne ove si truova l'oro di paglieola in grande quantità. E in questa provincia s'espande lo coraglio, e èvi molto caro, però ch'egli lo pongono al collo di loro femine e de' loro idoli, e ànnolo per grande gioia. E 'n questa provincia à giambellotti assai e drappi d'oro e di seta; e quivi nasce molte spezie che mai non furo vedute in queste contrade. E ànno li piú savi incantatori e astorlogi che siano in quello paese, ch'egli fanno tali cose per opere di diavoli che non si vuole contare in questo libro, però che troppo se ne maraviglierebbero le persone. E sono male costumati. Egli ànno grandissimi cani e mastini grandi com'asini, che sono buoni da pigliare bestie salvatiche; egli ànno ancora di piú maniere di cani da cacc[ia]. E vi nasce ancora molti buoni falconi pellegrini e bene volanti....” (il Milione, cap.115) |
|
In realtà entrambi i missionari non vanno in Tibet ma raccontano dei tibetani perché questi sono tra i mongoli come maestri: il Gran Kahn usava i lama come maestri per divulgare e mettere le basei di una cultura alta in Mongolia. |
Dal 1° al 4 agosto: acquisti a Kathmandu. |
||
5 agosto: in Cina, anzi in Tibet, insomma in due posti insieme. 6 agosto: Om Mani Padme Hum - Om Money Padme Hum. Om Mani Padme Hum : letteralmente può essere tradotto come Salve o Gioiello nel fiore di loto ed è il mantra perpetuamente recitato in ogni tempio e filanda, scandendo il tempo in modo ossessivo. È sulla via per Shegar che entriamo nel primo nostro tempio lamaista tibetano: q ui ogni visita a un tempio è una scalata, ogni volta si tratta di raggiungere una delle più alte vette delle alpi e, con una certa frequenza, superarle perché il tempio è sempre proprio arroccato in alto, sopra il villaggio che è già ben oltre i 4000. Lungo la strada capita di essere accompagnati da qualche ragazzino del villaggio che recita il solito mantra laico e globale: “Come ti chiami? Io mi chiamo…! Da dove vieni? Io vengo…!”. “The cat is under the table”, “the book is on the table”: insomma i rituali linguistici usuali. Lungo la salita, mano a mano che si incontrano le preghiere disposte a margine del sentiero da fare girare in senso orario perché la latta preghi per noi, il medesimo ragazzino intona il suo Om Mani Padme Hum. Tu a questo punto del percorso hai già poco fiato, se sono i primi giorni hai anche mal di testa, non hai nessuna voglia di continuare il gioco “Come ti chiami? Io mi chiamo…! Da dove vieni? Io vengo…!”. Ameresti il silenzio della fatica per sentire meglio la spiritualità del luogo (che a quelle quote e da quelle parti è necessaria e fa parte del paesaggio). In cima il monastero ti accoglie fumigante delle lampeda al burro di yak, impregnato di odori e di suoni che si muovono con vibrazioni profonde. I monaci dal saio rosso ti raccontano della santità dell'ultimo lama morto tre anni prima, di cui sono sopravvissute al fuoco della pira mortuaria la lingua e gli occhi, organi custoditi con necrofila gelosia nelle profonde sale. A te bastano le tue gambe per affrontare la discesa. Il ragazzino sempre accanto riprende il suo mantra che, prosaicamente, si trafoma in un Om Money Padme Hum, richiesta giustificata per il il semplice fatto di avere condiviso non invitati la fatica della salita, in cui hai dovuto anche fare il socievole… Il nuovo mantra risuona costante, seppure lontano dalle guide e dai pellegrini che deplorano questa forma di accattonaggio che va purtroppo diffondendosi tra i ragazzini. In ogni caso la contaminazione mantrica degli “Om” è una prima conseguenza delle contaminazioni culturali globali. |
|
|
|
Om Mani Padme Hum |
7 agosto: furia rivoluzionaria. |
|
|
|
8 e 9 agosto: medioevo versus modernità. La nostra guida è una giovane tibetana di 20 anni totalmente incompetente e maldisposta. La sua famiglia era troppo povera per mantenerla, non disponeva né di una casa adeguata né della terra da coltivare per il sostentamento. Così la inviò in India da uno zio monaco, insieme ad altri due bambini sherpa. Restò in India tredici anni, andando a scuola appena possibile e conseguendo l'undecimo grado di scolarità prima di rientrare a casa, essendo migliorate le condizioni economiche. Di quegli anni racconta con piacere, che le fa luccicare gli occhi ancora adesso, il fatto che ogni anno la scuola le fornisse due paia di scarpe, due gonne, due camicie e due camicette. Certo non di marca. Era ricca. Al mercato vecchio di Shigatse ci insegue una donna anziana tibetana, con una bella collana al collo di turchesi, ambra, corallo e altro. Le collane che pesano al collo e nella tradizione di famiglia. Noi abbiamo già girato in lungo e in largo e acquistato. “Non ho soldi, non ho soldi, comprate la collana. So che avete già comprato quella che hai al collo.”, ci incita la vecchia indicando la collana di Irene. La comunicazione è nella lingua esclusiva di ciascuno dei parlanti ovviamente! Lei è anziana, senza soldi, la collana è bella: come ho scritto prima tutte le giustificazioni morali per concludere un affare senza pentimenti. Ci si accorda in maniera equa e si conclude. Ben fatto. E l'anziana si gira al banchetto del mercato a cinque metri di distanza, da i soldi alla giovane del banco - forse sua figlia - mentre il marito siede in silenzio col cappellaccio. Non c'è dunque stupore ma risa quando, infilando un'altra collana banale, torna da me con la medesima tiritera. Vecchia figlia di una scimmia e di una orchessa, come lo sono tutti i tibetani, testimonia un'antica leggenda! Le risate coinvolgono tutti. Il marito siede sul vecchio cuscino probabilmente abituato a queste vicende. Io mi siedo accanto a lui e, ognuno nella sua lingua, concorda nella tragica utilità della donne. Si ride tutti di nuovo ed è riso genuino perché non c'è mai stata malizia pari a quella consumata con ogni caffè senza scontrino a Milano. |
10 agosto: strade del Tibet. La lunga discesa dal Khambo La al Bramaputra, in 25 chilometri di asfalto con duemila metri di dislivello mostra la capacità del driver. Come sempre la prima e unica regola di guida in Tibet è: la strada è a senso unico a tuo favore, fino a quando un fatto non ti dimostra il contrario. Così è anche per le due corsie nuove che si attorcigliano sui fianchi scoscesi, la discesa del land cruiser 4500 è costante, sempre in terza marcia tra i 1600 e i 2200 giri e, spesso, non si vede dietro al dosso, che “ dell'ultimo orizzonte il guardo esclude”. Il grande santo fiume ci accoglie in fondo e ci guida a levante su un'altra nuova strada del 2004 (quella del passo è del 2009). |
Le strade. Un grande tema tibetano siano di asfalto o di acciaio. Tutte nuove hanno ridotto i tempi di percorrenza di almeno cinque volte nel paese, diventando strumento di unione perché connettono e di separazione perché portano dentro la diversità. Valgono una riflessione. Primo commento: ricordo nel 2007, a una conferenza mondiale sulle migrazioni in Australia, quando Li Wenliang, Commissario della State Ethnic Affairs Commission della Repubblica Popolare Cinese, smise di parlare a una platea di circa 800 delegati e si aprì il dibattito: fu il silenzio gelido e imbarazzato di tutti di fronte alla teoria dell'armonia sociale appena decantata come politica del paese. La sua presenza era importante per la conferenza, le sue parole tutte orientate al tema della armonia tra le differenti culture della Cina e alle politiche per sostenerle stridevano alle orecchie degli occidentali che avevano ancora negli occhi le immagini del Tibet o degli Uiguri. Mi alzai e presi la parola per dirgli che ero molto soddisfatto di quanto avevo ascoltato e pertanto gli chiedevo di condividere con tutti noi la ricetta magica dell'armonia cinese, considerato quanto stava avvenendo appunto in Tibet e X injiang per mano militare . Nuovo imbarazzo e poi applauso liberatorio degli ottocento. Ero orgoglioso di me, inutile negarlo. < Secondo commento: il Tibet oggi è percorso da ampie strade, che rendono possibile le comunicazioni con il mondo, punteggiate da cartelli pubblicitari con frequenti richiami alla necessità di costruire una società in armonia. Il fatto che resta è che alle 18, da Tsedang, ho potuto raggiungere le tombe degli antichi re tibetani e ritornare in città percorrendo i circa 60 km andata e ritorno in un'ora. Fino a molto meno di 60 mesi fa avrei impiegato una giornata. Terzo commento: proprio nel solito tempio lamaista, questa volta costruito sulla collinetta delle antiche tombe reali, ho ascoltato un monaco, che là vive da solo, cantare le sue litanie al suono di tamburo, piatti e campanello. Tutto da solo: tacabanda. Nelle ombre rosse intense del tramonto e delle fiammelle delle lampade al burro. Suggestivo. Questo è il Tibet che voglio mantenere perché mi ci ritrovo nel tempo limitato che mi è concesso per un viaggio. |
|
Sintesi: quanto siamo intortati dalla galera mediatica del vip neo buddista, meglio se attore o calciatore, e dagli interessi della politica. Ma anche della scienza, per quella parte che vorrebbe preservare le culture come oggetti da studiare, dentro agli zoo culturali, evitando le contaminazioni in nome di un rispetto astratto. Questo Tibet cambia a velocità impressionanate. Le strade lo testimoniano ciascuna con la sua data di nascita stampata su un cartello, tutte troppo giovani “per andare a scuola”. Queste strade stanno ai tibetani come restano a noi le nostre televisioni quando abbandoniamo il tempio del misticismo turistico sulla collina. Quello del nostro misticismo, non del loro che prima di quanto noi si supponga si abitua a convivere con l'asfalto e l'elettricità. Anche se questo a noi crea delusione che rompe il sogno: mai diventi realtà il sogno, che la bellezza loro è di restare tali! Certo i cinesi non sognano: fanno. E le opere restano. La loro politica dell'armonia, dunque, passa con molta probabilità attraverso le strade della quotidianità, che per l'uomo da sempre sono fatte di calci e di pugni. In fondo, i cinesi fanno più male ai nostri sogni tibetani che non ai tibetani che vivono le alte terre. |
11 e 12 agosto: militari in piazza. |
13 e 16 agosto: impero cinese. Qualche giorno solo per Lhasa, tra una gita fuori porta e l'altra. Dunque soprattutto Potala. Ogni volta – dal Palazzo al Tempio - siamo schiacciati tra migliaia di pellegrini e turisti cinesi. In ogni caso sono tutti cinesi: spintoni, nessuna coda, vince il primo che arriva, scatarrate significative sotto i tavoli e lische di pesce abbandonate sui tavoli. Tanta maleducazione quanti sono: la buona educazione è un lusso ovunque nel mondo. E accanto a tutti la presenza dello stato nelle pattuglie armate che controllano soprattutto la città vecchia o nelle visite ingombranti dei vip che visitano i monasteri. Nel bene e nel male questa è la Cina di cui il Tibet è parte. In fin dei conti emerge con chiarezza che il cinese è un profondo individualista: i suoi percorsi di azione sono orientati dall'interesse individuale e la dimensione collettiva è quella della massa. Al contrario, l'occidente, che pure insiste sulla dimensione individuale, ha saputo declinare la collettività in termini di comunità. La massa cinese ha sempre bisogno del potere e del controllo esercitato da questo. Ciò può avvenire, nel tempo, per mezzo della figura paterna o del leader carismatico: il primo comandante per amore e il secondo comandante per ardore. Ma non è necessaria, in nessuno dei due casi, la condivisine dei valori di fondo che giustificano questa forma di potere: il padre, se avrà bene agito, otterrà i suoi effetti nella replica sociale della famiglia di origine. Il leader avrà dietro di sé felici supporti ideologizzati. Al contrario, l'individuo che si fa comunità mette in rete, condividendo sulla base di valori comuni, le opportunità individuali che diventano le risorse del gruppo. E' questa comunità che garantisce l'individualità di ciascuno perché la sua forza è nel non essere la semplice somma delle parti. La Cina è l'individualità della massa, lo è stata e ci resta. Forse è carattere di tutta l'Asia moderna, o quasi, con qualche specifica considerazione per il Giappone e per il tempo degli hutong pechinesi, dove nei vicoli sopravvivevano forme di comunità etnica forti. Le stesse forme religiose asiatiche sembrano testimoniarlo, che ritrovano la dimensione di massa nella loro ritualità ormai oltre che medioevale (e pertanto così affascinante per noi western). La questione è che una tale condizione culturale si può esprimere solo nella ricerca, prima, e nell'uso, dopo, della migliore forma di potere e di controllo: la via forse inevitabile della cinesizzazione dell'Asia. Nel mondo globale, intessuto di reti sempre più fitte, l'espansione cinese fuori dal suo continente crea, pertanto, un problema perché si misura sul confronto tra la società individualista-comunitaria e quella individualista-di massa. Non è pertanto uno scontro economico ma di valori. La relazione tra il mondo e il mondo cinese, dunque, non può che essere politica e non economica. Anzi, la via economica è certamente perdente se misurata con il tempo breve degli uomini e non quello lungo degli imperatori cinesi. I miopi imprenditori occidentali che vedono nella Cina la migliore forma di investimento sono, pertanto, i primi artefici della fine del mondo occidentale, grazie alla licenza senza controllo a loro concessa da una classe politica altrettanto a vista corta. |
|
| 14 e 15 agosto: acqua sopra (l'alluvione) e sotto (il lago). Il Namt So, circa 230 chilometri a nord di Lhasa, è il più importante lago sacro ai tibetani: ce ne rendiamo conto quando, al mattino del 15, almeno 50 pullman arrivano per scaricare i pellegrini che gireranno intorno al monastero sulla penisola “a quota Monte Rosa”. Noi abbiamo passato la notte nella camerata della guest house sotto un paio di piumini, dopo una cena tra le più alte (di quota) e piccanti del viaggio. Uno yak si è ribellato a una fotografia di Irene causando la di lei fuga a precipizio: cosa che rarissimamente mi è stato dato di constatare da parte sua (di Irene non so dello yak). I cani, grandi mastini tibetani che vagano per il campo, latrano la notte insieme a un paio di lamiere che sbattono nel vento, con un concerto scomodo per chi ha il sonno leggero a 4800 metri. Intanto, intorno a noi si esprime tutta la religiosità del Tibet con le antiche superstizioni di favole e bandiere cantanti che riempiono la teologia e la quotidianità dei credenti. Noi come sempre ne restiamo scetticamente affascinati. Questo stesso giorno è decretato di lutto nazionale per le frane che il 7 agosto hanno colpito Zhouqu nel Guansu provocando quasi 2000 vittime. Il tempo intorno a noi manifesta, infatti, tutta la violenza del monsone stagionale che confronta la sua forza con le pareti che contornano il Tibet. Qui dunque si scaricano scroscianti piogge che ingrossano i fiumi e stanno frustando a sangue il Pakistan, il Nepal, il Nord dell'India, la Cina dell'Ovest. I morti si contano a migliaia e così i dispersi sotto al fango. Noi ci salviamo perché siamo un'isola che vaga nel cielo, troppo in alto per non essere che il collettore delle violente piogge che poi rimbalzano a valle, sulla terra di tutti i giorni che, come tutti i giorni, trova la sua rinascita nella morte quotidiana. I lama guardano dall'alto. Questo giorno è anche occasione per sperimentare l'efficienza cinese negli interventi di emergenza. Tutte le bandiere sono a mezza asta, l'operaio e il presidente a testa china partecipano, in modo compatto, alle dimostrazioni di lutto collettivo. Piange, realmente, un paese. Ogni bambino, uomo e donna, ha messo qualche yuan nelle numerose scatole per la raccolta di fondi. La TV trasmette a canali unificati solo news perché il ministro della cultura ha dichiarato la sospensione di ogni spettacolo. Le immagini che vengono passate sono di una città sott'acqua, occupata dalle truppe del salvamento che riescono a strappare alla morte gli ultimi superstiti. Mentre agli altri si distribuiscono viveri e acqua in un teatro in cui centinaia di mezzi pesanti sono al lavoro per costruire argini o rimuovere rovine. La potenza messa in atto dallo stato, con la risposta organizzata dell'esercito è imponente e potente. E su ogni mezzo, davanti a ogni squadra che porta conforto garrisce al vento (c'è sempre il vento giusto in questi casi) la bandiera rossa della Repubblica Popolare. Come a L'Aquila durante I soccorsi per il terremoto del 2009, mi viene di pensare, al di là di ogni considerazione solo per l'amore che la gente italiana ha per il tricolore. Qui lo stato è presente sempre: quando punisce duramente o quando tende la mano fraternamente, nulla da Confucio a Sun Tzu è cambiato. Quella di sempre resta la caIma immobile nei secoli del colosso cinese insuperabile e detestabile, con cui ci spetta il confronto. Un'alluvione evidenzia assai bene il carattere di questo popolo e di questo stato. E non basteranno le cateratte del cielo aperte per farci vincitori. Nel Taccuino, a fondo pagina, alcuni documenti visivi dell'alluvione. |
|
|
| 17 agosto: rimescoliamo i biglietti. Partiamo per Xining con il treno che collega Lhasa a Pechino. Per varie vicende, di cui è responsabile la tragica combutta di tibetani pseudo agenti di viaggio, avendo pagato i soft bed (la prima classe, quattro persone per scompartimento) siamo sugli hard bed (la seconda classe, sei per scompartimento) ma soprattutto sparpagliati sul treno. Poiché si tratta di una condizione condivisa da molti, appena saliti si attiva un circuito privato di redistribuzione dei biglietti che permetta ai gruppi di amici e parenti di ritrovarsi nel medesimo scompartimento. Cosa apprezzata per un viaggio che dura almeno 24 ore (Xining) o 48 (Pechino). La questione è che noi non conosciamo né tibetano né cinese, né l'inglese è parlato dagli altri che partecipano al gioco. E' un po' come quando, da piccoli si giocava al gioco delle sedie: una in meno rispetto ai partecipanti, tutti seduti quando cessa la musica, chi si fa trovare in piedi è fuori... E così via. Qui, al contrario, la punizione è restare fuori: il premio è avere trovato la cuccetta nel vagone e nello scompartimento giusto. Fino ad allora i biglietti (sempre scritti in cinese) girano di mano in mano per formare coppie, triplette e quartine vincenti. Ci va bene. Dopo una mezzoretta siamo tutti e quattro in una cabina da 6, senza porte perché non si usano, con due altri giovani cinesi che rientrano a Pechino. Tra circa 36 ore saremo nella capitale, scorciando col volo da Xining, e arrivederci Tibet. Nel frattempo ci godiamo panorami tra i 4000 e i 5000 metri che ricorrono davanti al finestrino, gli yak punteggiano i morbidi e umidi pascoli verdi che cedono spazio alle nevi tanto alte, gazzelle, coyote e asini selvatici si accompagnano. Ci piace pensarci così spesso più alti del Rosa e del Bianco e l'imponenza delle cime ci attenaglia. Intanto, mentre queste meraviglie passano, i cinesi dormono nella loro cuccetta. |
| Appendice pechinese. Una certa consuetudine con la città ci evita le visite di rito dandoci lo spazio per frequentazioni collaterali. Silk Street High-rise è un mercato coperto, organizzato in quattro piani, per un totale di 35000 metri quadrati, circa 1700 stand, frequentato da 20000 persone giorno che salgono a 50000 nel week end, cinesi e turisti. E' il tempio dello shopping cinese che ti assale con l'insistenza dei venditori attaccati all'osso (al polpaccio del possibile acquirente) che non mollano mai. Inutile dirlo: Lacoste, Tommy H., Timberland, Rolex, Gucci... tutto il ben di Dio meglio marcato e rigorosamente falso. Dopo l'inevitabile, accesa, trattativa si porta via la polo di marca a 50 yuan e a 100 l'orologio. L'affare lo fanno sicuramente loro in questa guerra mercantile, senza esitare a venderti una camicia bucata e un prodotto difettato che, tanto, tu turista passi e vai. Loro solo restano. Ma il prezzo è tale che vale il rischio, e poi ci si diverte, e ti dicono “taccagno” se tiri troppo, e ti approcciano in spagnolo, perché in questo 2010 sono quei latini i più presenti al mercato, per rifarsi forse laggiù della crisi che attanaglia la Spagna. Donghuamen, il mercato notturno nelle vie centrali della capitale rilanciato nel 2000 come luogo per gustare i piatti tipici della cucina cinese.... nella sezione gastronauti un approfondimento su questa esperienza culinari e una sezione dedicata alla cucina tibetana. |
|
|
Video taccuino |
This text will be replaced
Il video del viaggio in formato flash, 16:9. |
|
Gallerie di immagini: |
This text will be replaced
L'alluvione in Cina nelle immagini della TV , flash 16:9. |
|
Per chi lo desidera il video è disponibile in formato MPG4, 16:9, 82Mb circa. |
La mappe dell'alluvione |
Album fotografico |
Festa di cavalli |
![]() |
Pellegrini a Lhasa
|
||
La vita dei monaci trascorre tra le litanie delle preghiere ripetute all'infinto nella sala dell'assemble del tempio o animata da accesse discussioni, messe in scena secondo precisi rituali. |
||
Pechino alle Olimpiadi |
||
Dal taccuino di viaggio |
![]() |
|
![]() |
Colorati biglietti di ingresso |
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
Politiche centro asiatiche: il taxi che ci precede, mentre viaggiamo dalla stazione all'aeroporto di Xining, espone un bell'adesivo di Osama Bin Laden... abbiamo trovato un supporter? Nei medesimi giorni ecco un'ulteriore conferma del rilancio del Grande Gioco: i presidenti di Tajikistan, Afghanistan, Pakistan e Russia si incontrano per tessere nuove vecchie alleanze... |
![]() |