La birra: ovunque …

«For a quart of ale is a dish for a king» 
(William Shakespeare, da Il racconto d’inverno, atto IV, scena II)

Oggi è facile dire di qualcosa che sia “una cultura”: spesso è un processo di nobilitazione del banale che utilizza il senso traslato di cultura per rendere importanti le cose che non lo sono. Eppure, sono convinto che di cultura della birra si possa parlare a causa delle conoscenze che la sua produzione implica, dei comportamenti che intorno alla produzione, al commercio e al consumo si sono sviluppati, del valore che questo prodotto ha per la sopravvivenza biologica di molte popolazioni. 
Potremmo immaginarci… i tedeschi senza birra, per restare nella scorrettezza degli stereotipi facili? E’ come parlare di italiani senza spaghetti!

Dunque per noi la birra è una bevanda apprezzata ovunque perché piace, nutre e disseta. Tanto che a casa la produciamo in micro quantità utilizzando i prodotti che vengono anche dai nostri viaggi, come quella del 2008 con malto neozelandese, zucchero di canna indiano e mieli etiopi (il risultato una birra cruda naturale nera, con schiuma delicata, gusto amarognolo e persistente); in viaggio la portiamo per riservarla al pasto serale del riposo e del racconto; nei diversi paesi la ricerchiamo per scoprirne le sfumature locali.

La birra è una delle più diffuse e più antiche bevande alcoliche del mondo. Ha una storia antichissima: per l’alimentazione umana, la sua origine va di pari passo a quella del pane dal momento che il processo di produzione è il medesimo; nel tempo le sue tracce risalgono a circa 7.000 anni fa e nello spazio la sua diffusione riguarda quasi tutto il mondo (tutto… se includiamo le sue varianti dovute agli elementi utilizzati). La parola birra deriva dal latino bibere (bere), e la radice della parola spagnola cerveza deriva da Ceres, la dea greca dell’agricoltura.

I carboidrati contenuti nelle farine messi in acqua fermentano e, a seconda delle proporzioni, si può ottenere un prodotto piuttosto che un altro. Questi prodotti sono stati messi a punto dalle comunità diventate stanziali, quindi legate alla coltivazione e all’allevamento. Al centro del processo tradizionale di produzione è la fermentazione con il malto d’orzo: cioè l’orzo germinato ed essiccato che è conosciuto comunemente come malto. Vengono tuttavia ampiamente impiegati anche il frumento, il mais e il riso, solitamente in combinazione con l’orzo. Altre piante meno utilizzate sono invece la radice di manioca, il miglio e il sorgo in Africa, la patata in Brasile e l’agave in Messico. Il malto, o altri di questi componenti, viene immerso in acqua calda, dove – grazie all’azione di alcuni enzimi presenti nel malto stesso e dovuti alla germinazione – gli amidi presenti sono convertiti in zuccheri. Questo mosto zuccheroso può essere aromatizzato con erbe aromatiche, frutta o più comunemente con il luppolo.

Quindi, viene impiegato un lievito che dà inizio alla fermentazione e porta alla formazione di alcool, unitamente ad anidride carbonica. In questo processo si utilizzano ingredienti, tradizioni e metodi produttivi variabili: per cui la birra si adegua flessibilmente ai prodotti caratteristici che ogni area offre e ai metodi più svariati, come la tradizionale “sputata” dei vecchi africani nelle vasche per avviare la fermentazione con gli enzimi contenuti nella saliva o come nella cultura del nord Europa, in particolare quella vichinga, dove la bevanda era collegata ad Odino, che secondo la leggenda ne permise l’invenzione terrena grazie alla sua “saliva fermentante”, che avviò la prima produzione sotto le cure di una donna… e noi abbiamo visto il ripetersi del rito fra le popolazioni Hamer in Etiopia!

Per quanto riguarda le sue caratteristiche per l’alimentazione, la letteratura sempre conferma che la birra è una bevanda salutare e nutriente e, purché assunta in modica quantità, non è dannosa bensì benefica per il nostro organismo. Essa è parte integrante di una dieta sana e ben bilanciata, soprattutto per l’apporto di potassio, vitamine e sali minerali che può fornirci. Inoltre, è anche fonte di fibra solubile che aiuta la funzione intestinale, rallenta la digestione e l’assorbimento del cibo.

Un moderato consumo di birra ha effetti positivi anche su alcune patologie: essendo ricca di vitamina B6, essa protegge, ad esempio, dagli attacchi di cuore. La birra agisce contro i radicali liberi, riconosciuti come una delle cause di arteriosclerosi e malattie cardiovascolari, nonché dell’invecchiamento della pelle. Grazie alla sua moderata gradazione alcolica, favorisce l’aumento del livello di colesterolo “buono” (HDL) e la diminuzione di quello “cattivo” (LDL). E nelle donne la birra produce un aumento dei livelli di estrogeni, ritardando la menopausa. Il luppolo, poi, contiene principi attivi che prevengono il rilascio del calcio dalle ossa. La presenza di potassio e magnesio e la ridotta quantità di sodio favoriscono l’accelerazione del processo diuretico.

Il nostro passatempo, mentre si assaggia una birra fresca sotto un albero, un ombrellone o… sotto al nulla, è quello di cercare di staccare l’etichetta dalla bottiglia. Questi marchi sono raccolti nei taccuini di viaggio e quelle che abbiamo messo nel nostro sito, pertanto, sono solo alcune delle etichette delle birre che abbiamo assaggiato….

Oppure, se qualcuno vuole cimentarsi è possibile realizzare in casa una birra di ananas come si fa nello Zululand! : Mfula Mfula, Pineapple Beer from Zululand